Se in Italia c’è una categoria che può definirsi “cornuta e mazziata” è quella dei consumatori.
I disservizi, le fastidiosissime e ingenti burocrazie, i “carrozzoni” dello stato e dei privati all’italiana (in cui lo stato mette i soldi e i privati guadagnano senza i rischi che dovrebbero essere imposti da un sistema basato su libero mercato), provocano continuamente piccoli danni economici ai consumatori (e quindi ai cittadini) onesti che dovrebbero ricevere un servizio in cambio di denaro ma che molto spesso ricevono un disservizio senza possibilità di rimborso.
L’ultimo caso che posso testimoniare è una vicissitudine successa con Trenitalia.
La vicenda.
1. Inizia tutto con il tentativo di acquisto di un biglietto regionale Assisi – Firenze. La procedura online scelta viene interrotta, ma il sito evidentemente tiene nel proprio “carrello spesa” il tentativo di acquisto non riuscito.
2. L’utente prova così a riformulare un nuovo acquisto che questa volta va a buon fine e quindi emette il pagamento con carta di credito. Peccato però che il pagamento che viene inoltrato è comprensivo anche del primo tentativo di acquisto, quindi un biglietto “doppio”. La cosa grave è che non viene presentato un riepilogo chiaro come qualsiasi negozio online farebbe, prima dell’inserimento della propria carta di credito. L’unico modo per capire se si sta comprando ciò che abbiamo richiesto è controllare il prezzo totale riportato (tra l’altro scritto piccolissimo: un utente che ha bisogno di effettuare un acquisto veloce rimane “fregato” con molta facilità.
Quindi ci sarà un rimborso? Teoricamente si, ma nella pratica serve a fregarti altri soldi.
1. Tentativo di richiesta rimborso attraverso il sito. Provando a fare la richiesta attraverso la pagina dedicata, a volte ci si imbatte in un patetico messaggio del tipo: “l’utente non è abilitato a questa funzione”. Lo stesso utente che è stato abilitato a comprare il biglietto!
2. Tentativo di richiesta rimborso attraverso la rete telefonica. Allora l’utente che non vuole darsi per vinto, anche se non gli conviene economicamente perdere tutto questo tempo, ha ancora la necessità di guidare le proprie scelte per l’unico motivo per il quale, in un paese come l’Italia, si chiede il rimborso: il principio. E così avviene una carissima e stenuante telefonata al numero 199892021. Una voce elettronica ti chiede di utilizzare il tastierino numerico per guidare le scelte e, dopo averti fatto inserire il numero della carta fedeltà, ti chiede di comunicare verbalmente i singoli caratteri alfanumerici della propria password! Sembra incredibile, ma siamo tenaci, andiamo avanti… inseriamo la password correttamente (confermando con il tasto “1″ carattere per carattere) e sembra che questa sia la volta buona in quanto ci chiede il codice PNR della prenotazione a cui vogliamo sottoporre il rimborso. Quindi andiamo avanti con la comunicazione verbale di quest’ultimo e… arriva l’ultima delusione: un messaggio automatico ci comunica che la password è errata. La stessa identica password che abbiamo utilizzato per tutti gli acquisti fatti fino ad ora. E il messaggio ce lo dice alla fine, dopo addirittura di averci fatto inserire i dettagli sulla richiesta di rimborso (se era sbagliata perché non ce lo dice prima? Doveva farci per forza perdere tempo e soldi?).
Allora il cittadino consumatore, cornuto e mazziato perché da una parte i governi nelle manovre economiche non hanno di meglio da fare che aumentare l’IVA (perché in tempo di crisi non si dovrebbero punire i consumi delle fasce più deboli?), da una parte i “carrozzoni” che uno stato ladro ha costruito, continuano a tassare indebitamente i cittadini con la loro inefficienza.
Rimane pertanto una sola cosa da fare, visto che non c’è due senza tre… mandarli tutti a fanculo!
Fabio Andrea Petrini





0 Commenti 16 settembre 2011 - Categorie: Editoriali, Politica