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	<title>Fabio Andrea Petrini - Consigliere comunale di Cannara &#187; Editoriali</title>
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	<description>Dalla parte dei cittadini</description>
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		<title>Un esempio di danno ai consumatori: il carrozzone Trenitalia.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 18:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Se in Italia c&#8217;è una categoria che può definirsi &#8220;cornuta e mazziata&#8221; è quella dei consumatori. I disservizi, le fastidiosissime e ingenti burocrazie, i &#8220;carrozzoni&#8221; dello stato e dei privati all&#8217;italiana (in cui lo stato mette i soldi e i privati guadagnano senza i rischi che dovrebbero essere imposti da un sistema basato su libero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se in Italia c&#8217;è una categoria che può definirsi &#8220;cornuta e mazziata&#8221; è quella dei <strong>consumatori</strong>.</p>
<p>I disservizi, le fastidiosissime e ingenti burocrazie, i &#8220;carrozzoni&#8221; dello stato e dei privati all&#8217;italiana (in cui lo stato mette i soldi e i privati guadagnano senza i rischi che dovrebbero essere imposti da un sistema basato su libero mercato), provocano continuamente piccoli danni economici ai consumatori (e quindi ai cittadini) onesti che dovrebbero ricevere un servizio in cambio di denaro ma che molto spesso ricevono un disservizio senza possibilità di rimborso.</p>
<p>L&#8217;ultimo caso che posso testimoniare è una vicissitudine successa con Trenitalia.</p>
<p>La vicenda.</p>
<p>1. Inizia tutto con il tentativo di acquisto di un biglietto regionale Assisi &#8211; Firenze. La procedura online scelta viene interrotta, ma il sito evidentemente tiene nel proprio &#8220;carrello spesa&#8221; il tentativo di acquisto non riuscito.</p>
<p>2. L&#8217;utente prova così a riformulare un nuovo acquisto che questa volta va a buon fine e quindi emette il pagamento con carta di credito. Peccato però che il pagamento che viene inoltrato è comprensivo anche del primo tentativo di acquisto, quindi un biglietto  &#8220;doppio&#8221;. La cosa grave è che <strong>non viene presentato un riepilogo chiaro </strong>come qualsiasi negozio online farebbe, prima dell&#8217;inserimento della propria carta di credito. L&#8217;unico modo per capire se si sta comprando ciò che abbiamo richiesto è controllare il prezzo totale riportato (tra l&#8217;altro scritto piccolissimo: un utente che ha bisogno di effettuare un acquisto veloce rimane &#8220;fregato&#8221; con molta facilità.</p>
<p>Quindi ci sarà un rimborso? <strong>Teoricamente si, ma nella pratica serve a fregarti altri soldi</strong>.</p>
<p>1. <strong>Tentativo di richiesta rimborso attraverso il sito</strong>. Provando a fare la richiesta attraverso la <a href="http://orario.trenitalia.com/b2c/refundsInput.jsp">pagina dedicata</a>, a volte ci si imbatte in un patetico messaggio del tipo: &#8220;l&#8217;utente non è abilitato a questa funzione&#8221;. Lo stesso utente che è stato abilitato a comprare il biglietto!</p>
<p>2. <strong>Tentativo di richiesta rimborso attraverso la rete telefonica</strong>. Allora l&#8217;utente che non vuole darsi per vinto, anche se non gli conviene economicamente perdere tutto questo tempo, ha ancora la necessità di guidare le proprie scelte per l&#8217;unico motivo per il quale, in un paese come l&#8217;Italia, si chiede il rimborso: il principio. E così avviene una <strong>carissima e stenuante telefonata</strong> al numero 199892021. Una voce elettronica ti chiede di utilizzare il tastierino numerico per guidare le scelte e, dopo averti fatto inserire il numero della carta fedeltà, ti chiede di comunicare verbalmente i singoli caratteri alfanumerici della propria password! Sembra incredibile, ma siamo tenaci, andiamo avanti&#8230; inseriamo la password correttamente (confermando con il tasto &#8220;1&#8243; carattere per carattere) e sembra che questa sia la volta buona in quanto ci chiede il codice PNR della prenotazione a cui vogliamo sottoporre il rimborso. Quindi andiamo avanti con la comunicazione verbale di quest&#8217;ultimo e&#8230; arriva l&#8217;ultima delusione: un messaggio automatico ci comunica che la password è errata. La stessa identica password che abbiamo utilizzato per tutti gli acquisti fatti fino ad ora. E il messaggio ce lo dice alla fine, dopo addirittura di averci fatto inserire i dettagli sulla richiesta di rimborso (se era sbagliata perché non ce lo dice prima? Doveva farci per forza perdere tempo e soldi?).</p>
<p>Allora il cittadino consumatore, cornuto e mazziato perché da una parte i governi nelle manovre economiche non hanno di meglio da fare che aumentare l&#8217;IVA (perché in tempo di crisi non si dovrebbero punire i consumi delle fasce più deboli?), da una parte i &#8220;carrozzoni&#8221; che uno<strong> stato ladro</strong> ha costruito, continuano a tassare indebitamente i cittadini con la loro inefficienza.</p>
<p>Rimane pertanto una sola cosa da fare, visto che non c&#8217;è due senza tre&#8230; <strong>mandarli tutti a fanculo</strong>!</p>
<p>Fabio Andrea Petrini</p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>L&#8217;ennesima porcata del parlamento: la legge ammazza-sconti sui libri</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere aperte]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1° settembre 2011 entrerà in vigore l&#8217;ennesima legge vergogna. Questa volta a rimetterci saranno i lettori. Tale legge, intitolata &#8220;Nuova disciplina del prezzo dei libri&#8221; (atto della camera 1257), impone un assurdo vincolo (massimo 15%) sulla possibilità di sconto rispetto al prezzo di copertina dei libri in commercio (inclusi gli ebook). Addio quindi alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <strong>1° settembre 2011 entrerà in vigore l&#8217;ennesima legge vergogna</strong>. Questa volta a rimetterci saranno i lettori.</p>
<p>Tale legge, intitolata &#8220;<a title="Nuova disciplina del prezzo dei libri" href="http://politica.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2011/08/16PDL0008770.pdf"><em>Nuova disciplina del prezzo dei libri</em></a>&#8221; (atto della camera 1257), impone un assurdo vincolo (massimo 15%) sulla possibilità di sconto rispetto al prezzo di copertina dei libri in commercio (inclusi gli ebook). Addio quindi alle appetibili offerte online, attraverso le quali, anche i meno abbienti, potevano permettersi una vasta gamma di libri a prezzi scontati a volte oltre il 40%.</p>
<p>Il primo firmatario di questa schifezza è un personaggio che non risulta essere nuovo a porcate simili: l&#8217;On. <a href="http://www.camera.it/671?shadow_deputato=301445"><strong>Riccardo Franco Levi</strong></a> (PD). Quest&#8217;ultimo non è l&#8217;omonimo del parlamentare responsabile del criticatissimo DDL &#8220;Levi-Prodi&#8221; che, se fosse stato approvato, avrebbe pesantemente limitato la libertà di stampa in Internet.</p>
<p>Il voto che sembrerebbe aver riscontrato un ampia maggioranza (destra e sinistra hanno fatto la frittata insieme), è stato motivato dai vari politici con frasi tipo &#8220;bisogna aiutare le piccole distribuzioni&#8221; oppure &#8220;stiamo dando un assetto ordinato al mondo del libro, offrendo un punto di equilibrio tra i diversi interessi che esistono in questo contesto&#8221;.</p>
<p>Insomma, gli stessi politici che si riempono la bocca di belle parole sponsorizzando il libero mercato, ovviamente solo quando favorisce i grandi gruppi, non perdono occasione per limitarlo se a trarre i vantaggi sono i consumatori. E si sono naturalmente, quasi tutti, ben guardati dall&#8217;elencare i numerosi danni che subiranno i lettori e il progresso tecnico, scientifico e culturale del nostro paese.</p>
<p>Fabio Andrea Petrini</p>
<div class="xcode">
Ho inviato il mio sdegno all&#8217;email del parlamentare Levi Riccardo Franco: <a href="mailto:levi_r@camera.it">levi_r@camera.it</a>.<br />
Aderisci anche tu a questa iniziativa, personalizzando questa lettera per manifestare la tua disapprovazione!</p>
<blockquote><p>
OGGETTO: <strong>i politici come lei sono la rovina del nostro paese.</strong></p>
<p>Salve sig. Levi Riccardo Franco,<br />
mi scusi se evito di chiamarla senza  l&#8217;uso di prefissi come &#8220;onorevole&#8221;, ma non ho alcuna stima nei suoi  confronti e non ho ancora capito in base a quale mandato elettorale  promuove le sue proposte di legge.<br />
Da quanto leggo nel sito <a href="http://www.camera.it/" target="_blank">www.camera.it</a> lei è il primo firmatario della legge &#8220;Nuova disciplina del prezzo dei  libri&#8221; (1257), la quale limita il prezzo di sconto dei libri oltre il  15%.<br />
Inutile sottolineare che è una legge liberticida, contro i consumatori, contro i lettori, contro la cultura e contro l&#8217;Italia.<br />
Ma  questo lo sa già. Anzi, in un parlamento di nominati, &#8220;faccendieri&#8221;  come lei dimostra di essere, sono utilissimi al fine di favorire grandi  gruppi a scapito dei cittadini, a costo di sacrificare l&#8217;evoluzione  tecnica, scientifica e culturale di un paese.<br />
Da quanto mi risulta lei non è tra l&#8217;altro l&#8217;omonimo dell&#8217;autore del DDL  Levi-Prodi, parlo di quell&#8217;iniziativa legislativa costruita con l&#8217;unico  scopo di limitare pesantemente la libertà di stampa in Internet.<br />
Vorrei pertanto confermarle che i politici come lei sono la rovina del  nostro paese e spero che un giorno, il desiderio di libertà dei  cittadini, riesca a spazzare via democraticamente la pattumiera di  interessi &#8220;speculativi&#8221; che, di fatto, promuovendo leggi canaglia come  queste, lei degnamente rappresenta.</p>
<p>Fabio Andrea Petrini
</p></div>
</blockquote>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/lettere-aperte" title="Lettere aperte" rel="tag">Lettere aperte</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>Diciassette anni dopo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 00:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1994 scendeva in campo l&#8217;uomo liberale. L&#8217;uomo del rinnovamento, l&#8217;uomo della sburocratizzazione e dell&#8217;anticomunismo che aveva “rassegnato le dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ha fondato”. Oggi, tale uomo, può affermare a gran voce di aver raggiunto i suoi obiettivi: quelli non dichiarati pubblicamente, s&#8217;intende. E poco importa se è stato l&#8217;artefice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1994 scendeva in campo l&#8217;uomo liberale. L&#8217;uomo del rinnovamento, l&#8217;uomo della sburocratizzazione e dell&#8217;anticomunismo che aveva “rassegnato le dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ha fondato”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Oggi, tale uomo, può affermare a gran voce di aver raggiunto i suoi obiettivi: quelli non dichiarati pubblicamente, s&#8217;intende. E poco importa se è stato l&#8217;artefice delle più grandi operazioni da indebitamento sovietico, assistendo immobile tanto per citare un esempio eclatante, al deterioramento di Alitalia nei molti anni che ha governato, per poi svenderla al peggior compratore, caricando lo stato, e quindi i contribuenti, del fallimento della trattativa. Poco importa se con le ripetute leggi ammazza giustizia, ha allontanato molti uomini di mercato ad investire nel territorio italiano, consci che una incertezza nei processi civili e penali è sinonimo di condizione sfavorevole e terreno arido per una sana competizione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Con una “cassetta” in quel 1994, forse la stessa su cui registra nel 2011 le trasmissioni di Santoro, disse al popolo italiano che rinunciava “al suo ruolo di editore ed imprenditore” pensando giustamente che l&#8217;opinione pubblica non avrebbe tollerato la stessa persona nel duplice ruolo di controllore e controllato. Sicuro che i cittadini e le categorie sociali, non avrebbero gradito di affidare la possibilità di emettere agevolazioni fiscali a chi direttamente ne avrebbe potuto beneficiare, e vergognosamente ne ha beneficiato attraverso una serie di aiuti ad orologeria fatti di   sgravi, condoni, detassazioni delle plusvalenze, norme salva-calcio, consolidamento del duopolio Rai-Mediaset e costi di concessione delle frequenze televisive irrisori.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Lui che nel 1994 accusava, magari senza sbagliarsi più di tanto, gli uomini della sinistra di essere “legati a doppio filo ad un passato politicamente ed economicamente fallimentare”, ora trae il bilancio di un decennio che ha portato l&#8217;Italia ad un passo dal default, con le borse ogni giorno in perdita e i tassi periferici sulla Germania in picchiata verticale con i buoni del tesoro poliennale, attraverso i quali lo stato finanzia il debito, a tassi di interesse drammatici.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ma oggi, tra una litigata e l&#8217;altra con il ministro delle finanze, in patetici discorsi davanti a un parlamento di nominati, continua a dire che “farà”, che il sistema è solido, che lui è perfettamente conscio della situazione perché “è un imprenditore che ha tre aziende in Borsa e che quindi è nella trincea finanziaria, consapevole ogni giorno di quel che accade sui mercati” (a proposito non aveva rinunciato al suo ruolo di editore e imprenditore?). Poi, attraverso il pupillo a cui ha provvisoriamente delegato l&#8217;immagine del partito, ci parla di “democrazia”. Ci dice che i governi vengono eletti dal popolo e non dai mercati, come se parlasse di entità disgiunte. Eppure in quel 1994 ci diceva che “gli uomini della sinistra sono sempre gli stessi, gli stessi che non credono nel mercato”. Forse, dopo 17 anni, al mercato non ci crede più neanche lui ed è diventato come la sinistra che diceva di voler sfidare, ma nemmeno i mercati credono più in lui. Forse perché i mercati sono comunisti o forse perché, per essere un uomo di mercato, non è sufficiente saper “comprare”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Fabio Andrea Petrini<br />
5 agosto 2011</p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>Aree molteplici in un partito significa più pluralismo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 18:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molto spesso, quando nasce un&#8217;area organizzata all&#8217;interno di un gruppo (partito o altra realtà associativa), l&#8217;establishment grida l&#8217;allarme, fa appello alla &#8220;responsabilità&#8221; (degli altri), scende sul piede di guerra, accusando coloro che si staccano dal pensiero unico, di fare &#8220;vecchia politica&#8221;. Vi è una certa &#8220;paura&#8221; di perdere, anche in un futuro non breve, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/11/aree.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1319" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="aree" src="http://politica.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/11/aree.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Molto spesso, quando nasce un&#8217;area organizzata all&#8217;interno di un gruppo (partito o altra realtà associativa), l&#8217;establishment grida l&#8217;allarme, fa appello alla &#8220;responsabilità&#8221; (degli altri), scende sul piede di guerra, accusando coloro che si staccano dal pensiero unico, di fare &#8220;vecchia politica&#8221;. Vi è una certa &#8220;paura&#8221; di perdere, anche in un futuro non breve, le posizioni di potere che spingono i volponi a persuadere l&#8217;opinione pubblica con termini tipo &#8220;correnti&#8221; o altri spauracchi del passato.<br />
E&#8217; del tutto evidente che, per l&#8217;efficacia e la tutela di determinate posizioni e obiettivi, è preferibile evitare frammentazioni di qualsiasi tipo, ma molto spesso questo non è possibile. La maggior parte delle volte che nei contesti associativi nascono dei dissidi verso un gruppo dirigente, tutto succede spontaneamente, senza pregiudizi e preclusioni. Sicuramente non manca il &#8220;piccolo rivoluzionario&#8221; che decide di mettersi in mostra, ma è più facile che ciò avvenga per i tanti moderati e diplomatici, soprasseduti da continui abusi e ingiustizie, i quali decidono di dissentire da un modo di fare incoerente con quello che si esprime all&#8217;esterno.<br />
Nascono così le cosiddette &#8220;aree&#8221; organizzate, che non sono gruppi di stalinisti, ma persone che per dovere civico e senso di responsabilità, decidono di non abbandonare la casa che hanno contribuito a costruire quando mancavano ancora le finestre e il tetto e cercano di difenderla dagli speculatori che se la venderebbero per quattro denari. Nascono così le sottostrutture interne alle strutture, come nella gestione dei dati informatici, per dar vita ad un pensiero capace di portare più pluralismo e capace di parlare a chi i volponi non ascoltano più. Sottostrutture, aree vitali, per poter confrontarsi anche con coloro che, con i volponi, ci stringono compromessi, dimenticandosi chi sono e da dove vengono.</p>
<p>Fabio Andrea Petrini</p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>Una riflessione dalle inchieste umbre: il rapporto tra legalità e verità</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 08:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’inchiesta sulle &#8220;assunzioni, favori politici e forniture&#8221; della Procura della Repubblica riguardante la sanità, alcune società partecipate ed enti della nostra regione, l&#8217;Umbria, è un nuovo monito importante su cui aprire una profonda riflessione. Ma quando parlo di riflessione, non mi riferisco alla solita blanda e scontata discussione. Mi riferisco ad un cambiamento drastico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/10/maat2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1312" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Maat - Dea egizia della verità" src="http://politica.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/10/maat2.jpg" alt="" width="338" height="313" /></a>L’inchiesta sulle &#8220;assunzioni, favori politici e forniture&#8221; della Procura della Repubblica riguardante la sanità, alcune società partecipate ed enti della nostra regione, l&#8217;Umbria, è un nuovo monito importante su cui aprire una profonda riflessione. Ma quando parlo di riflessione, non mi riferisco alla solita blanda e scontata discussione. Mi riferisco ad un cambiamento drastico e radicale, finalizzato all&#8217;azzeramento di un sistema costruito da gran parte della classe dirigente per gestire e mantenere il potere a scapito dei cittadini.<br />
La prima questione su cui interrogarsi è quella che, da molti anni, caratterizza il dibattito pubblico Italiano, purtroppo senza grandi successi: il rapporto tra legalità e verità. Tutti, o quasi, siamo d&#8217;accordo che la pubblica moralità e l&#8217;etica non hanno colore politico. Ma il nostro paese si distingue in negativo rispetto ad un vero modello di democrazia europea. E la differenza è proprio qui: l&#8217;occultamento dei fatti, la parzialità di molti di noi che impedisce la corretta analisi delle situazioni, lo &#8220;studio&#8221; superficiale degli avvenimenti. Il cittadino italiano medio ha una sorta di affetto &#8220;materno&#8221; nei confronti del politico che interpreta la sua &#8220;fede&#8221;. E quando, verso quest&#8217;ultimo, viene scagliato un attacco anche ben documentato e difficilmente smentibile, la prima cosa che pensa non è un sentimento di amarezza, ma come difendere la propria &#8220;creatura&#8221;. Non importa dal reato commesso, o dal disastro compiuto. L&#8217;ho votato, ce l&#8217;ho messo io, allora va bene. Stesso discorso, a parti invertite, è quando invece ad essere attaccato è un personaggio politicamente &#8220;antipatico&#8221;. Magari qualcuno lo spedirebbe in galera senza processo e senza le dovute garanzie che invece, per chi crede nella legalità, sono il principio fondamentale del diritto.<br />
Per cambiare veramente bisogna iniziare a dosare le proprie convinzioni in proporzione a quanto ci si è informati. Meglio rimanere con il dubbio piuttosto che credere in una realtà errata. Leggere (si ho detto leggere) molte fonti, imparando a selezionare quelle più attendibili, fidarsi meno delle proprie impressioni (e delle proprie televisioni) è l&#8217;unica strada per tutelarsi. La verità purtroppo non è gratis, ha un caro prezzo, si chiama impegno.<br />
Ma per concludere questa riflessione, almeno chi ha la fortuna di essere fuori dalle logiche del potere deve dirlo a gran voce: &#8220;<strong>l&#8217;inchiesta vada avanti</strong>, si tolgano tutte le mele marce dal cesto soprattutto se si scoprirà che le ho raccolte anch&#8217;io&#8221;. Lo dica il cittadino che è il vero titolare di questo concetto. Non si lasci anticipare da chi, principi come questo, li utilizza solo per un tornaconto personale come coloro che furbescamente fanno i giustizialisti in Umbria e si adoperano per l&#8217;impunità a Roma. Questo, il servilismo, è un problema ancora più difficile da risolvere, perché chi lo porta avanti lo fa consapevolmente. Ma si cura sempre nello stesso modo. Incentivando noi stessi e il prossimo allo studio dei fatti e all&#8217;amore per  la verità.</p>
<p>Fabio Andrea Petrini</p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/giustizia" title="Giustizia" rel="tag">Giustizia</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>Documento Congressuale: un IDV promotore dell&#8217;etica e della democrazia</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 12:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[In vista del congresso regionale 2010 di IDV Umbria che si terrà entro il mese di ottobre, un gruppo di aderenti del partito costituito da militanti, presidenti di circolo e amministratori locali, ha elaborato un documento. Io sono tra coloro che ha partecipato alla sua stesura e condivido pienamente i principi e gli obiettivi espressi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In vista del congresso regionale 2010 di IDV Umbria che si terrà entro il mese di ottobre, un gruppo di aderenti del partito costituito da militanti, presidenti di circolo e amministratori locali, ha elaborato un documento. Io sono tra coloro che ha partecipato alla sua stesura e condivido pienamente i principi e gli obiettivi espressi. Invito pertanto quante più persone ad aderire,IDV Promotore di etica e democrazia &#8211; congresso regionale 2010 (*) al fine di costruire un IDV umbro migliore, più democratico, più efficiente nella diffusione delle proprie idee e nella realizzazione delle stesse.</p>
<p><strong>Fabio Andrea Petrini</strong><br />
Aderente di Italia dei Valori dal 2006,<br />
attualmente amministratore locale (consigliere comunale di Cannara).</p>
<p>(*) Potete inviare la vostra adesione attraverso il <a href="http://www.fabioandreapetrini.it/contatti">form dei contatti</a>, scrivendo a promizi@gmail.com o telefonando al numero 346.0924178 (Paolo Romizi).</p>
<ul>
<li>Per scaricare il documento il pdf <a href="http://www.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/05/IDV-Promotore-di-etica-e-democrazia-congresso-regionale-2010.pdf">clicca qui</a>.</li>
</ul>
<div class="xcode">
<h2 style="font-size: 23px;">Un IDV promotore dell’etica e della democrazia</h2>
<h2>Per il congresso Regionale 2010 di IDV Umbria</h2>
<p style="text-align: center;">
<h2>Il contesto internazionale</h2>
<p>Stiamo vivendo una fase di cambiamenti epocali di cui ancora si stenta a prevederne l’approdo. La rottura degli equilibri mondiali e le straordinarie innovazioni tecnologiche hanno trasformato il pianeta, in brevissimo tempo, in un “villaggio globale” in cui, per la prima volta nella storia dell’uomo, l’economia ha preso il sopravvento sulla politica. Infatti mentre le decisioni politiche continuavano ad essere prese all’interno dei singoli Paesi, la legge del mercato si espandeva ben oltre i confini dei vari Stati nazionali, consentendo la creazione e il rafforzamento di imprese multinazionali spesso più potenti dei governi di molte Nazioni. La ricerca del massimo profitto possibile ha spostato, e sta spostando, gran parte delle attività produttive dai paesi “ricchi” a quelli del terzo mondo ed ha esasperato lo sfruttamento intensivo e senza regole delle risorse del pianeta senza tener in alcun conto le inevitabili, disastrose conseguenze sociali ed ambientali. Inoltre la globalizzazione, suscitando nei paesi sottosviluppati false aspettative ed il miraggio di un affrancamento sociale, ha prodotto flussi migratori senza regole che hanno portato, nei paesi di accoglienza, significative opportunità, ma anche elevate tensioni sociali.<br />
Se la fine del secolo scorso ha mostrato inequivocabilmente il fallimento del “socialismo reale”, l’avvio del nuovo ha evidenziato con altrettanta chiarezza che neppure le leggi del mercato, prive di una guida politica, sono in grado di assicurare all’umanità un progresso pacifico ed una equilibrata crescita economica.<br />
In tale contesto si è progressivamente marginalizzato il ruolo della politica che non riuscirà a riprendere il governo dell’economia fino a che non sarà in grado di prospettare un accettabile modello di società. Compito tanto più difficile in mancanza di efficaci e lungimiranti istituzioni governative a livello mondiale ed ancor più arduo, se non impossibile, in Paesi, come il nostro, in cui la classe politica, costretta da troppo tempo ad aggrovigliarsi attorno ai problemi di un sol uomo, non riesce a confrontarsi seriamente con le pesanti questioni aperte dalla globalizzazione.</p>
<h2>Il contesto nazionale</h2>
<p>Per tale motivo è divenuto prioritario, nel nostro Paese rimuovere l’attuale capo del Governo, che è espressione, e a sua volta promotore, di una visione populista negatrice dei più basilari princìpi della nostra Costituzione e che costituisce il principale ostacolo ad un confronto serio tra le forze politiche sul futuro dell’Italia.<br />
Il nostro partito si è posto, tra gli altri, anche questo obiettivo sul quale ha ottenuto un crescente consenso. Con il recente Congresso nazionale, inoltre, ha ampliato il proprio ruolo da movimento di opinione a forza politica capace di costruire credibili proposte sui principali problemi del Paese. Con tale svolta IDV ha iniziato a colmare alcune lacune dello schieramento di opposizione al centrodestra, in parte dovute ad un ripiegamento conservatore favorito dall’incapacità di comprendere i grandi cambiamenti dello scenario mondiale, in parte prodotte dall’infiltrazione, anche in questo campo politico, della sottocultura berlusconiana che nega il ruolo più nobile della politica, concependola esclusivamente come strumento per l’arricchimento ed il raggiungimento del potere personale.<br />
L’accresciuto consenso ottenuto da IDV alle recentissime elezioni regionali fa ritenere che la svolta politica approvata dal Congresso va nella direzione giusta e tuttavia, per l’ulteriore crescita del partito, occorre un maggiore sforzo per rafforzarne la visibilità e la credibilità.<br />
Anzitutto è necessario il passaggio dagli 11 punti del programma IDV al disegno di un nuovo modello di società adeguata ai tempi moderni, ma basata sui valori antichi della solidarietà, della giustizia sociale, della libertà e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani.<br />
Occorre poi che il partito, nella sua interezza, sappia mostrare con fermezza la capacità di un’azione  politica del tutto nuova, abbandonando schemi ormai logori, sempre più avulsi dai bisogni della gente e sempre più incomprensibili, perché solo in tal modo potrà far rinascere la fiducia in un’opinione pubblica ormai profondamente disillusa dalla “politica” e sempre più insofferente dell’autoreferenzialità di una “casta” che, nella stragrande maggioranza, si muove esclusivamente in funzione di interessi personali e/o di ristretti gruppi.<br />
Da ultimo occorre procedere, come auspicato dal Presidente, al difficile lavoro di radicamento territoriale.<br />
Non sono certo obiettivi facili da conseguire: la costruzione di un nuovo modello sociale comporta un notevole sforzo culturale che abbia la capacità di attirare e coinvolgere le migliori “teste pensanti” della società civile.<br />
Innovare l’agire politico, mettendo l’etica come suo basilare punto di riferimento, rischia di creare non pochi attriti con le forze politiche alleate.<br />
Infine, il radicamento territoriale non può prescindere da un cambiamento nella modalità di concepire il controllo del partito: dall’attuale controllo fortemente accentrato occorre passare ad un controllo esercitato dalle strutture territoriali, democraticamente elette.</p>
<h2>Il contesto regionale</h2>
<p>Ma questa è, a nostro avviso, la strada per accrescere il ruolo politico ed il consenso elettorale di IDV e al conseguimento di tali obiettivi il nostro territorio intende contribuire costruendo una struttura del partito capace di affrontare le principali criticità della Regione e quelle presenti al proprio interno:</p>
<ul>
<li>l’Umbria è una Regione con una struttura produttiva indebolita dal progressivo ridimensionamento dell’industria manifatturiera, da un’agricoltura basata essenzialmente sulla coltivazione del tabacco e da un turismo che non riesce a sfruttare il potenziale attrattivo che indubbiamente possiede;</li>
<li>l’Umbria è una Regione amministrata dalla sinistra sin dalla sua nascita e mostra evidenti  incrostazioni prodotte da un potere esercitato per un periodo di tempo così lungo;</li>
<li>l’eccessivo periodo di commissariamento del partito in Umbria ne ha soffocato la vitalità ed ha sviato il confronto interno dai temi più propriamente politici a quelli connessi ad una gestione accentrata e per nulla partecipata. Ciò ha favorito la diffusione di un malcontento generalizzato, smorzando l’entusiasmo di molti iscritti, allontanando importanti risorse e talora appannando la visibilità esterna del partito con scelte che sono apparse contraddittorie con quelle adottate a livello nazionale.</li>
</ul>
<h2>La proposta di strutturazione del partito umbro</h2>
<p>In Umbria, pertanto, IDV dovrà essere in grado di :</p>
<ul>
<li>elaborare strategie capaci di favorire la ripresa di uno sviluppo economico, reso ancor più urgente dalla ormai prossima attuazione del federalismo fiscale, non sottovalutando le produzioni agricole e artigianali tipiche del nostro territorio e con la consapevolezza che le opportunità della green economy necessitano di una forte sinergia tra realtà produttive e ricerca scientifico-tecnologica;</li>
<li>garantire che lo sviluppo economico sia del tutto compatibile con la tutela dell’ambiente e che ogni attività produttiva sia svolta nel pieno rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro;</li>
<li>promuovere una concreta politica dell’accoglienza e dell’integrazione senza tuttavia rinunciare alla nostra identità culturale né consentire la violazione delle leggi e delle regole di convivenza sociale;</li>
<li>attrarre le giovani generazioni, coinvolgerle nell’impegno di contrastare la precarietà del lavoro e valorizzarne le potenzialità;</li>
<li>superare la subalternità che talora appare nei confronti dei partiti alleati ed essere artefice di un confronto aperto tra i cittadini, le associazioni, il tessuto sociale, economico e culturale della nostra Regione sostenendo le forze della società civile che operano per raggiungere obiettivi condivisibili;</li>
<li>svolgere un rigoroso controllo perché l’azione di governo, in tutte le istituzioni in cui IDV è presente, sia improntata alla trasparenza ed all’eticità, rifuggendo da ogni tentazione clientelare;</li>
<li>operare per il contenimento dei costi della politica e per la semplificazione della burocrazia, dando risposte concrete alle diffuse aspettative dei cittadini.</li>
</ul>
<p>Dobbiamo lavorare, dunque, per costruire un partito che sappia esprimere un’azione politica di elevata qualità ed a tal fine è indispensabile elaborare le regole dello “stare ed agire insieme” che garantiscano:</p>
<ol>
<li>la democrazia interna, senza la quale non si può ottenere la partecipazione degli iscritti né, conseguentemente, alcun radicamento territoriale;</li>
<li>selettive modalità di accettazione di politici provenienti da altri partiti per garantirne la coerenza con i valori fondanti di IDV;</li>
<li>un accresciuto ruolo dei circoli, per favorire l’attiva partecipazione degli iscritti alla vita del partito, il cui parere deve essere ascoltato dai gruppi dirigenti sulle questioni più rilevanti ed in particolare sulle scelte delle candidature;</li>
<li>una giusta valorizzazione dei consensi ottenuti dai candidati nelle competizioni elettorali previa attenta valutazione delle candidature;</li>
<li>la definizione di rigorosi criteri per l’individuazione dei propri rappresentanti da candidare per le nomine di competenza degli Enti Locali in società, aziende o enti di secondo grado;</li>
<li>un costante rapporto tra il partito e gli eletti nelle cariche istituzionali perché questi possano avvalersi dei contributi e, occorrendo, dell’appoggio della base;</li>
<li>un controllo efficace e imparziale sul comportamento degli iscritti delegato ad un organismo indipendente dai gruppi dirigenti;</li>
<li>una gestione delle risorse economiche del partito svolta con equità, rigore ed assoluta trasparenza.</li>
</ol>
<p><strong>Antero Bianchi, Luigi Branchetti, Ludovichi Daniz, Tommaso Filidei, Giorgio Foresti, Marcello Marini, Guido Petracca, Fabio Andrea Petrini, Stefano Piccardi, Enzo Proietti, Marco Riccardini, Paolo Romizi, Alessandra Ruffini, Claudio Santi, Mario Scascelli, Giovanni Tasegian, Valerio Vezzani</strong>.</p>
</div>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/news" title="News" rel="tag">News</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>L&#8217;inutile ruolo delle Province (anche quella di Perugia)</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 18:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembra proprio assurdo che nel consiglio provinciale di Perugia, invece di discutere i temi che interessano la vita di tutti i giorni dei cittadini, vengano proposti e addirittura approvati ordini del giorno su argomenti già ampiamente trattati nelle sedi deputate. E&#8217; arrivata anche la volta del crocifisso nelle scuole, ovviamente per affermare che &#8220;questa volontà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1029" style="margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="europaper" src="http://www.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/05/europaper.jpg" alt="" width="288" height="216" />Sembra proprio assurdo che nel consiglio provinciale di Perugia, invece di discutere i temi che interessano la vita di tutti i giorni dei cittadini, vengano proposti e addirittura approvati ordini del giorno su argomenti già ampiamente trattati nelle sedi deputate. E&#8217; arrivata anche la volta del crocifisso nelle scuole, ovviamente per affermare che &#8220;questa volontà di toglierlo, è irrispettosa della nostra cultura&#8221; (Guasticchi, presidente della provincia). L&#8217;ordine del giorno proposto da un esponente dell&#8217;opposizione (Sorcini del PDL) e <strong>votato quasi all&#8217;unanimità</strong>, è l&#8217;ennesima iniziativa mediatica svolta contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo di Strasburgo che si era pronunciata sulla rimozione dei crocifissi dalle scuole Italiane. <strong>E&#8217; ovviamente superfluo in questa nota esprimere un parere sulla bontà di tale sentenza</strong>, sarebbe spostare nuovamente l&#8217;attenzione sul vero problema: <strong>i costi e l&#8217;inefficienza della vecchia politica</strong>. Ci siamo mai chiesti quanto tempo e denaro ci costano i vari enti e le loro iniziative tra dibattiti e manifestazioni, spesso nemmeno pertinenti al loro &#8220;ruolo&#8221;? In base ad un rapporto Eurispes <strong>nel solo 2006, le province italiane, utilizzano 13 miliardi di euro</strong> dei nostri soldi (il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa). <strong>62.778 tra dirigenti e impiegati</strong> non poche volte utilizzati per verbalizzare e produrre atti che riguardano decisioni già prese in altre sedi, finanziamenti a manifestazioni per associazioni &#8220;amiche&#8221; (nel senso elettorale&#8230;), decisioni per finanziare o meno progetti già realizzati da altri enti. Invece dentro i piccoli comuni come Cannara, l&#8217;ente più vicino (almeno in termini di distanza e accessibilità) ai cittadini, vuoi per scelte sbagliate fatte nel passato, vuoi per vincoli stringenti nell&#8217;assunzione di personale, mancano sempre le risorse umane. Sarebbe ora che i politici importanti (di destra e di sinistra) cominciassero ad attuare le promesse che ogni volta fanno nelle campagne elettorali: <strong>chiudere le province e gli altri enti inutili!</strong> Ma se lo facessero, come farebbero poi a gestire i &#8220;capi bastone&#8221; dei propri partiti, titolari di questi strumenti di consenso personale?</p>
<p>Cannara, 16 Maggio 2010</p>
<p><strong>Fabio Andrea Petrini</strong></p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>Banda larga: l&#8217;Europa non può perdere il treno</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 15:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Digital Divide]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sessione plenaria a Bruxelles &#8211; 5-6 maggio 2010 Accesso alla banda larga per tutti entro il 2013, e formazione permanente per entrare a pieno titolo nella nuova società digitale: il rapporto di Pilar Del Castillo, votato alla stragrande maggioranza dei deputati mercoledì 5 maggio , pone obiettivi ambiziosi all&#8217; &#8220;Agenda digitale&#8221; dell&#8217;UE, uno dei pilastri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Sessione plenaria a Bruxelles &#8211; 5-6 maggio 2010</h2>
<p><a title="Un'autostrada digitale: il futuro racchiuso nel codice binario ©BELGA_imagebroker_Simone Brandt" rel="shadowbox" href="http://www.europarl.europa.eu/eplive/expert/photo/20100506PHT74189/pict_20100506PHT74189.jpg"></a></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-990" title="autostrada digitale" src="http://www.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/05/autostrada_digitale.jpg" alt="" width="307" height="230" /></p>
<p><strong>Accesso alla banda larga per tutti entro il 2013, e formazione permanente per entrare a pieno titolo nella nuova società digitale: il rapporto di Pilar Del Castillo, votato alla stragrande maggioranza dei deputati mercoledì 5 maggio , pone obiettivi ambiziosi all&#8217; &#8220;Agenda digitale&#8221; dell&#8217;UE, uno dei pilastri della strategia EU2020 e l&#8217;iniziativa chiave per sviluppare un vero mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche.</strong></p>
<p><strong>Unificare il mercato dei servizi online</strong></p>
<p>&#8220;Il treno della società digitale è un treno ad altissima velocità, e che non fa fermate. L&#8217;Unione europea deve essere assolutamente a bordo: il buon funzionamento dell&#8217;economia digitale è un imperativo per il buon funzionamento dell&#8217;economia in generale&#8221;, dice Pilar Del Castillo, spagnola del PPE, autrice della relazione votata mercoledì. &#8220;Purtroppo &#8211; continua &#8211; la libera circolazione dei servizi digitali è oggi ostacolata dalla frammentazione delle regole a livello nazionale&#8221;.</p>
<p>Per la creazione di un mercato unico europeo, che secondo la Commissione può generare fino a 700.000 nuovi posti di lavoro da qui al 2015, è necessario &#8220;attuare in maniera effettiva il quadro normativo (il pacchetto telecomunicazioni), e incoraggiare il mercato dei servizi online europei&#8221;.</p>
<p><strong>Una società connessa: vantaggi per i cittadini</strong></p>
<p>Ma la &#8216;rivoluzione digitale&#8217; preconizzata dal rapporto del Parlamento non genera solamente benefici economici: l&#8217;ambizione è che &#8220;tutti i nuclei familiari siano connessi a internet ad altissima velocità&#8221; (oltre 30 Mb/s) e che il 75% dei cellulari siano connessi a internet ((servizi 3G) entro il 2015.</p>
<p>La digitalizzazione può fornire servizi con un alto valore sociale e ambientale: opportunità per gli anziani, i disabili, il risparmio energetico o la prevenzione delle catastrofi sono già realtà. Perché tutti ne possano usufruire, è importante &#8220;diminuire della metà l&#8217;analfabetismo digitale entro il 2015&#8243;, e avvicinare alle nuove tecnologie anche i gruppi più svantaggiati, come &#8211; appunto &#8211; anziani e disabili.</p>
<p>Il Parlamento propone anche che &#8220;tutte le scuole primarie e secondarie abbiano una connessione a internet veloce entro il 2013&#8243; e che l&#8217;UE approvi una &#8220;Carta europea dei diritti dell&#8217;utente nell&#8217;ambiente digitale&#8221;, per rafforzare la consapevolezza dei propri diritti, la fiducia nella rete, la lotta alla pirateria e al cybercrime e la protezione dei minori.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.europarl.europa.eu/news/public/focus_page/008-73866-120-04-18-901-20100430FCS73854-30-04-2010-2010/default_p001c010_it.htm">parlamento europeo</a></p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/digital-divide" title="Digital Divide" rel="tag">Digital Divide</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/informazione" title="informazione" rel="tag">informazione</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/news" title="News" rel="tag">News</a></p>
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		<title>Berlusconipigliatutto</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 19:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Presidente del Consiglio occupa la Rai con i suoi lacche&#8217;, le sue televisioni (Mediaset) retrocedono, per le concessioni delle frequenze radiotelevisive, l&#8217;1% del fatturato, lui telefona ai membri dell’Agcom per cacciare Santoro e ora si nomina ad interim a capo del ministero dello Sviluppo economico scaricando Scajola senza troppi problemi. Peccato che il dicastero dello Sviluppo economico abbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="xcode">
<p>Il Presidente del Consiglio <strong>occupa la Rai</strong> con i suoi lacche&#8217;, le sue televisioni (Mediaset) retrocedono, per le concessioni delle frequenze radiotelevisive, <a href="http://www.antoniodipietro.com/2009/01/berlusconi_mister_unpercento.html" target="_blank">l&#8217;1% del fatturato</a>, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche/cronaca/2010/03/25/visualizza_new.html_1736743468.html" target="_blank">lui telefona ai membri dell’Agcom per cacciare Santoro</a> e ora si nomina ad interim a <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/05/03/visualizza_new.html_1788348273.html" target="_blank">capo del ministero dello Sviluppo economico scaricando Scajola</a> senza troppi problemi.</p>
<p>Peccato che il dicastero dello Sviluppo economico abbia anche la delega alle <strong>telecomunicazioni</strong>. E se è vero che per capire qualsiasi scelta del Presidente del Consiglio basta guardare a come questa porterà soldi alle sue aziende e poi a quelle dei suoi amici, questa volta il <strong>conflitto di interessi è sfacciato.</strong><br />
Ma allora perché esporsi alle critiche che una decisione simile porta naturalmente con sé visto il gigantesco conflitto di interessi? Berlusconi ha capito che,<strong> controllando ormai sei televisioni, può disinnescare qualsiasi scandalo.</strong><br />
Gli italiani, nel panico a causa della crisi economica, hanno dimostrato di essere disinteressati all’argomento e di non coglierne le ricadute. Berlusconi è evidentemente terrorizzato dalla scelta di un rimpiazzo. Infatti, <strong>sbagliare la nomina per la direzione di questo dicastero avrebbe ripercussioni</strong> peggiori delle critiche che ne riceverebbe accentrandolo su di sé.<br />
<strong>Berlusconi ha bisogno di un uomo “telecomandato”</strong> sulla poltrona del ministero dello Sviluppo economico, un uomo che sia la sua emanazione e, quindi, perfettamente controllabile. Non può permettersi errori.<br />
Per quanto la Lega possa rivendicare la poltrona, mettere un uomo del <a href="http://www.antoniodipietro.com/2009/06/mai_affidarsi_al_boia.html" target="_blank">partito dei fucili scarichi</a> (la Lega) allo <strong>Sviluppo Economico</strong> potrebbe costare molto a Berlusconi, alle sue aziende e agli affari della cricca, che comprendono anche quelli sul nucleare.<br />
<strong>Il nucleare</strong>, infatti, è una <strong>partita fondamentale</strong> per il Presidente del Consiglio e i suoi tornaconti, ci scommetterei, sono chiaramente enormi su questo fronte.<br />
La campagna mediatica portata avanti <strong>a spese dello Stato</strong>, e volta a fare il lavaggio del cervello agli italiani sulla necessità e sulla non pericolosità del nucleare, porterà una valanga di <strong>soldi ai sodali</strong> di Berlusconi. Senza considerare i probabili benefici finanziari per partecipazioni azionarie che il nucleare porterà con sé.<br />
Berlusconi <strong>lascerà la nomina ad interim solo dopo aver instradato gli affari personali</strong> al meglio. Infatti, una volta avviata la macchina, pure un <strong>fantoccio</strong> di paglia saprà guidarla fino a destinazione pronto ad essere scaricato al primo sbaglio in quella che ormai definirei la <strong>“modalità Scajola”</strong>, ossia senza batter ciglio.<br />
Per arrestare questa ennesima beffa ai danni dei cittadini non rimane che l’<strong>azione democratica e popolare</strong>, in Parlamento e nelle piazze, per costringere il governo<strong>“a togliere le tende”</strong> al più presto. Un cambiamento questo che può realizzarsi anche grazie al lavoro dei magistrati nella speranza che il loro operato, come avvenne per <strong>Mani Pulite</strong>, metta i cittadini in condizione di conoscere il vero volto di chi li governa.</p>
<p>Antonio Di Pietro dal blog <a href="http://www.antoniodipietro.com/2010/05/scajola.html?notifica">antoniodipietro.com</a></p>
</div>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>Mafia, politica, economia criminale: un problema nazionale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 16:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-986" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="mafia" src="http://www.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/04/mafia.png" alt="" width="311" height="277" />“Un fiume di denaro sporco che passa dall’economia criminale all’economia legale anche attraverso i politici di ogni livello”. Queste sono le parole del presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu ma anche il tema dell’evento “Mafia, politica, economia criminale” del Festival Internazionale del Giornalismo 2010. Un evento che ha visto come protagonisti Gianni Barbacetto (Il venerdì di Repubblica), Ivanhoe Lo Bello (presidente di Confindustria Sicilia), Giuseppe Lo Bianco (Il Fatto Quotidiano), Sigfrido Ranucci (Report Rai 3), Sandro Ruotolo (Annozero Rai 2) e Nicola Biondo (L’Unità). E’ mancato all’appello il magistrato Antonio Ingroia, ospite attesissimo ma assente per motivi d’ufficio.</p>
<p>I partecipanti, in totale sintonia tra loro, convergono su tutte le opinioni espresse. Cosa Nostra e le altre mafie esistono perché hanno forti legami con la politica e gli affari economici. Hanno bisogno di territori che non mettano in campo processi di modernizzazione. Le aziende “mafiose” sono sponsorizzate, oltre che dalla mafia stessa, dalla burocrazia e dalla politica. <span id="more-982"></span>Un sistema malato che instaura i cosiddetti mercati protetti. Lo Bello afferma che questo fenomeno va combattuto con iniziative analoghe a quella intrapresa dalla Confindustria siciliana (via chi paga il pizzo) e con lo sdegno morale. Si deve andare fino in fondo per sconfiggere il blocco sociale che coinvolge tantissime persone, molte delle quali non sono mafiosi né criminali, ma utilizzano e condividono un’impostazione parassitaria. Questo blocco dominante, riesce attraverso politiche clientelari a trovare un grande consenso. Per fortuna ci sono anche delle aziende che riescono a comprendere le sfide del mercato e, con grande coraggio, si rifiutano di entrare in questo circolo vizioso.<br />
Secondo Barbacetto la vera differenza tra Nord e Sud sul tema della mafia è la consapevolezza della sua esistenza. Il giornalista del Fatto quotidiano spiega che, al nord, il territorio si rifiuta di parlare dei fenomeni mafiosi ormai molto diffusi. “Non viene posto come problema, a Milano il Sindaco e il Prefetto, cioè le due più grandi autorità di governo, dicono che la mafia non è presente. Il settore dell’edilizia è invece  fortemente compromesso, come lo sono gli appalti nella pubblica amministrazione”. Barbacetto non si lascia nemmeno sfuggire un elenco (nomi e cognomi) di importanti politici lombardi che hanno avuto “contatti certi con la mafia”, precisando che non è assolutamente provata la loro connivenza, ma per un politico “è fondamentale saper riconoscere le persone con cui intrattiene rapporti”.<br />
Anche Ruotolo, dopo aver ricordato che il tratto Milano-Brescia è stato fatto da aziende dell’ndrangheta, ha sottolineato che si tratta di un fenomeno nazionale e la politica, insieme al mondo economico, dovrebbero escludere dalle proprie dirigenze e dai ruoli istituzionali le persone anche solo “abbastanza sospette” di collusione, senza aspettare i tempi di una condanna giudiziaria. A surriscaldare gli animi della platea ci pensa Nicola Biondo, giornalista dell’Unità, da cui arrivano le frasi e i momenti più suggestivi: questo paese non cambierà “finché qualcuno non scende con i forconi e chiede al senatore Dell’Utri conto e spiegazioni sulla frase ‘io mi sono fatto eleggere perché mi dovevo difendere al processo’. Nemmeno Giulio Andreotti, sottolinea Nicola Biondo, aveva mai detto una cosa simile. Questo è un paese violento perché la sua classe dirigente è stata sempre violenta”. E fra gli applausi, Biondo conclude il suo intervento con un attacco alla Lega Nord: “hanno fatto una proposta che sarebbe il sogno di un Riina o un Provenzano: far eleggere i magistrati dal popolo su base elettiva regionale. Vi immaginate in Sicilia, in Campania, in Calabria e in Lombardia cosa succederebbe?”.</p>
<p>Fabio Andrea Petrini</p>
</div>

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		<title>Tecniche di giornalismo di precisione: l’importanza di saper analizzare ed elaborare i dati</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 14:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Stephen Doig (Walter Cronkite School of Journalism and Mass Communication of Arizona State University) non è un informatico né un matematico statistico, eppure utilizza la potenza della matematica e degli strumenti informatici per il cosiddetto giornalismo di precisione. Capire i fenomeni che accadono nel mondo non può prescindere da una corretta analisi ed elaborazione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-942" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="elaborazione dati" src="http://www.fabioandreapetrini.it/wp-content/uploads/2010/04/dati.jpg" alt="" width="314" height="239" />Stephen Doig (Walter Cronkite School of Journalism and Mass Communication of Arizona State University) non è un informatico né un matematico statistico, eppure utilizza la potenza della matematica e degli strumenti informatici per il cosiddetto giornalismo di precisione. Capire i fenomeni che accadono nel mondo non può prescindere da una corretta analisi ed elaborazione dei dati, spesso articolati e di grandi dimensioni. E’ necessario conoscere delle “semplici” formule che consentono di ottenere aspetti utili ai lettori. Partendo quindi da una base partenza iniziale per ottenere, dopo l’elaborazione, un risultato finale.</p>
<p><span id="more-941"></span>Lo strumento principalmente utilizzato è il foglio elettronico (chiamato anche foglio di calcolo, in inglese spreadsheet). E’ un software che permette di effettuare calcoli, elaborare dati e tracciare efficaci rappresentazioni grafiche. Il principio su cui si basa il foglio elettronico è semplice: fornire una tabella (identificata da opportune righe e colonne), formata da celle in cui si possono inserire dati, numeri o formule. Le celle sono la base fondamentale del foglio di calcolo: le singole informazioni sono contenute proprio li.<br />
Il prof. Doig ha spiegato come reperire da siti governativi o universitari (l’ISTAT ad esempio), dati su importanti temi, di grande rilevanza giornalistica. I medesimi, una volta “importati” nel foglio elettronico, possono dar vita a informazioni supplementari, inizialmente non previste dalla fonte, ma utili per spiegare i fenomeni che il giornalista vuole argomentare. Supponiamo di avere tutti i dati d’Italia relativi alle attività criminose. Con pochi click, applicando degli opportuni filtri, è possibile ad esempio ottenere da una lista in ordine alfabetico, i delitti più numerosi in senso decrescente e suddivisi per città, o magari solo quelli sopra o sotto una certa soglia. Insomma uno strumento per poter trasformare un grande “plico” nella propria esigenza.</p>
<p>Di fondamentale importanza è anche saper leggere correttamente le informazioni che il giornalista reperisce. Proprio su questo tema si è concentrata la seconda parte del workshop, con l’intervenuto del prof. José Luis Dader (Università Complutense, Madrid). E’ essenziale saper distinguere le “variabili” (entità che identificano un particolare dato) tra dipendenti e indipendenti. Dader ha spiegato questo concetto trascurando la formalità accademica di un matematico ma, con un approccio molto comprensibile e non privo di esempi, ha illustrato fondamentali concetti di analisi ai giornalisti presenti. La variabile dipendente è quella che “subisce un cambiamento”, mentre la variabile indipendente è “quella più vecchia” e che naturalmente influenza il contesto che stiamo trattando, senza subire variazioni derivate dalla dipendente. Molto più semplice è spiegare questo astratto concetto con un caso reale. Supponiamo di voler rappresentare i dati di come cambia il gusto del colore delle automobili, relativamente alla nazionalità delle persone. La variabile dipendente sarà in questo caso il colore delle auto. Quella indipendente invece è la nazionalità: sarebbe impensabile che la nazionalità di una persona potesse essere influenzata dal gusto relativo al colore delle auto, mentre può non essere trascurabile il viceversa. Magari vivere in Spagna potrebbe aumentare la tendenza a preferire auto di colore scuro. Spesso però alcuni giornalisti e giornali autorevoli hanno commesso clamorosi errori in questo senso: fornendo una rappresentazione tabellare raffigurata erroneamente e senza le dovute accortezze. Per questo, spiega Dader, bisogna mettere il lettore nelle condizioni di non percepire una realtà inesistente.</p>
<p>Fabio Andrea Petrini<br />
(articolo pubblicato nel <a href="http://magazine.festivaldelgiornalismo.com/?p=1751">Magazine del Festival Internazionale del Giornalismo 2010</a>)</p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/informazione" title="informazione" rel="tag">informazione</a></p>
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		<title>Le 10 domande</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 14:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Le 10 domande di Repubblica, secondo Ezio Mauro: &#8220;un dovere imposto dal giornalismo&#8221;. Ezio Mauro, direttore di Repubblica, interviene al Festival  Internazionale del Giornalismo 2010 con un’intervista per spiegare i motivi delle 10 domande del quotidiano da lui guidato e spiega il fenomeno del Berlusconismo. C&#8217;è ancora un timer nel sito del quotidiano Repubblica che indica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><strong>Le 10 domande di Repubblica, secondo Ezio Mauro: &#8220;un dovere imposto dal giornalismo&#8221;.</strong></strong></p>
<p><strong>Ezio Mauro, direttore di Repubblica, interviene al Festival  Internazionale del Giornalismo 2010 con un’intervista per spiegare i motivi delle 10 domande del quotidiano da lui guidato e spiega il fenomeno del Berlusconismo.</strong></p>
<p>C&#8217;è ancora un timer nel sito del quotidiano Repubblica che indica il tempo intercorso fino ad oggi, dalla formulazione delle ormai &#8220;storiche&#8221; dieci domande a Berlusconi. Di fatto, non c&#8217;è una risposta o meglio, vi sono affermazioni inconsistenti e palesemente contrastanti con i fatti accaduti. Si fa ovviamente riferimento alla travagliata vicenda Noemi-Berlusconi.</p>
<p><span id="more-937"></span>Fra le dichiarazione emerse vi era ad esempio quella del 29 aprile 2009, in cui Berlusconi dichiarò a Varsavia: “Benedetto (il padre di Noemi Letizia) lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l&#8217;autista di Craxi”. Poco più di un&#8217;ora dopo, il figlio di Bettino Craxi (Bobo), dichiara all&#8217;Ansa: “cado dalle nuvole. L’autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno”. Anche tutti gli uomini politici che furono accanto al leader socialista come De Michelis, Acquaviva, Di Donato, Caldoro, esclusero categoricamente il signor Letizia dai loro ricordi legati alla figura di Bettino Craxi.</p>
<p>E sono proprio queste contraddizioni, le bugie del potere, che Repubblica voleva smascherare. Le dieci domande, secondo Ezio Mauro, protagonista dell’evento che si è svolto al teatro Pavone il 22 aprile per il Festival Internazionale del Giornalismo 2010, “hanno solo una connotazione giornalistica”. Lo stesso direttore afferma che sarebbe stato doveroso da parte di tutta l’informazione italiana, successivamente alle taglienti affermazioni di Veronica Lario, far emergere la verità attraverso il vero giornalismo.</p>
<p>La moglie di Berlusconi aveva fatto dichiarazioni come: &#8220;siamo di fronte a figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica&#8221; (il riferimento è alle sconcertanti candidature offerte a signorine per l’europarlamento e competizioni locali passate). E ancora: “ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene”.</p>
<p>L&#8217;idea quindi di descrivere un giornale come un&#8217;opposizione politica significa banalizzare. E&#8217; importante rendere consapevoli i cittadini, mostrare le contraddizioni del potere, le bugie. In qualsiasi paese normale, le discrasie nelle affermazioni di Silvio Berlusconi sul caso Noemi sarebbero emerse. E&#8217; stata invece fatta passare la lettura che tutto questa vicenda era gossip. Noi abbiamo fatto il nostro mestiere.</p>
<p>Il direttore di Repubblica evidenzia che, anche tutta la stampa estera ha difeso l’operato del giornale da lui guidato e di questo tema “hanno parlato più di seicento tra quotidiani, riviste e televisioni in tutto il mondo. Ad un certo punto – continua Ezio Mauro – le nostre segretarie hanno smesso di fare la rassegna stampa perché debordavano i volumi in cui si raccoglieva la vicenda Noemi Berlusconi”.</p>
<p>Bill Emmott, direttore dell&#8217;Economist dal 1993 al 2006, fece una dichiarazione ancora più radicale: &#8220;porre domande a un leader politico, per un giornale, è non solo legittimo ma parte della missione di informare. E la distinzione tra vita pubblica e vita privata, nel caso Berlusconi, non si può fare, è stato lui per primo a fondere le due cose&#8221;.</p>
<p>“Questi uomini politici – afferma ancora Ezio Mauro – non capiscono che si può amare il proprio lavoro come dovrebbero amare il loro. Attraverso una corretta interpretazione del proprio lavoro e la passione civile, si rende un servizio al paese. Non capiscono che amando il proprio lavoro, si può avere una passione genuina, gratuita e disinteressata delle vicende della repubblica.”</p>
<p>Il direttore fa notare anche come, il suo giornale, riconosce l’autonomia e il primato della politica, ma i politici che disconoscono il ruolo della stampa libera si allontanano dall’unica riserva democratica che hanno a disposizione.</p>
<p>Ad una domanda particolare che chiedeva se poteva garantire di non aver usato né voler usare intelligence e polizie contro magistrati, testimoni e giornalisti, “Berlusconi non è riuscito a rispondere nemmeno nel recinto protetto e garantito oltre che proprietario del libro di Vespa, pubblicato dalla casa editrice di proprietà del presidente del Consiglio”.</p>
<p>L’evento si conclude con delle riflessioni politiche sul grande consenso che ancora riveste il premier e sul perché l’opposizione si dimostra spesso inefficace.</p>
<p>“Noi viviamo in un senso comune del paese e Berlusconi è uno dei suoi migliori interpreti ed un fabbricante di senso comune. I cittadini hanno autonomia dal potere politico ma, anche in questo caso, è passata l’idea che tutto questo era gossip, che tutto questo appartenesse ad un genere minore della politica. Invece Berlusconi è perfettamente consapevole di cosa è accaduto”. Ezio Mauro sottintende naturalmente il ruolo fondamentale con cui i media asserviti hanno contribuito a tutto questo. Tuttavia, pur continuando a vincere le elezioni, Berlusconi ha aperto una crepa con una parte del suo elettorato e l’opposizione se ne dovrebbe accorgere”.</p>
<p>L’evento termina con delle riflessioni sulla Costituzione e sull’egemonia culturale che, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, riduce un problema come il conflitto di interessi a un problema insignificante. Berlusconi vorrebbe “modificare il sistema a favore della sua anomalia” e, fra gli applausi, Ezio Mauro conclude: “non si può cambiare la costituzione per adeguarla alla biografia di una persona.”.</p>
<p>Fabio Andrea Petrini<br />
(articolo pubblicato nel <a href="http://magazine.festivaldelgiornalismo.com/?p=1640">Magazine del Festival Internazionale del Giornalismo 2010</a>)</p>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/eventi" title="Eventi" rel="tag">Eventi</a></p>
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		<title>No Berlusconi Day: una ondata viola il 5 dicembre 2009 ha sfilato per le strade di Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 03:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“I nostri eroi sono quei cento ragazzi che il giorno dopo della morte di Falcone, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta” Salvatore Borsellino Anche da Cannara qualcuno è partito per manifestare il proprio dissenso verso una politica illiberale, disattenta ai problemi del paese e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“I nostri eroi sono quei cento ragazzi che il giorno dopo della morte di Falcone, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta” Salvatore Borsellino</p></blockquote>
<p><img class="alignleft" style="margin: 10px 10px;" src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/piazza_web.jpg" alt="" vspace="1" width="500" height="334" align="top" />Anche da Cannara qualcuno è partito per manifestare il proprio dissenso verso una politica illiberale, disattenta ai problemi del paese e alla legalità. Sarà dura risalire agli anni in cui una folla così numerosa ha invaso le strade di Roma per poi approdare in una piazza già strapiena, dove il colore viola è diventato il simbolo di una voglia di cambiamento radicale. Svariati sono stati i temi affrontati durante la manifestazione, dall’ambiente al lavoro ma soprattutto la lotta alla criminalità organizzata e l’ombra oscura della politica nella mafia.</p>
<p>Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, giudice ucciso brutalmente da Cosa Nostra nel ‘92, ha ricordato i “trascorsi societari di alcuni mafiosi con il presidente del senato Schifani” affermando inoltre che suo fratello “non è stato ucciso solo dalla mafia ma anche da pezzi dello Stato”.</p>
<p>Sempre da Salvatore Borsellino è stata manifestata l’indignazione verso un presidente del Consiglio (Berlusconi) che “quando si cominciò a parlare del fatto che dei giudici che stavano indagando sulle stragi e ancora non vi erano stati né avvisi di garanzia né nomi, Berlusconi già faceva dichiarazioni dicendo che erano in atto complotti contro di lui”. Una vera “ammissione di colpa” per Salvatore Borsellino (e probabilmente per tutta la folla che lo stava ascoltando). Una “ammissione” che non potrebbe certamente valere nelle sedi giudiziarie, dove è giusto che venga tutelata la garanzia e la presunzione di innocenza, ma che pone ancora un nuovo interrogativo all’incerto passato del Cavaliere che ospitò un mafioso nella sua residenza (Mangano) definito poi “eroe” da lui stesso, che ha iniziato la sua carriera di imprenditore con il denaro della banca Rasini (crocevia della mafia dei colletti bianchi secondo la Criminalpol) e che ha fondato il suo partito di origine (Forza Italia) insieme a Marcello Dell’Utri (condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e in via definitiva per altri gravi reati). Per un giudizio politico su Berlusconi, non servono quindi le dichiarazioni del pentito Spatuzza che ha iniziato a parlare di lui. Quelle sono e saranno oggetto del dibattimento giudiziario e necessitano dei riscontri che la magistratura dovrà fare. Duro però non può non essere il giudizio verso tutte quelle “cambiali” che, sempre secondo Borsellino, Berlusconi avrebbe pagato alla mafia con leggi come lo scudo fiscale, definito “riciclaggio di stato” dal fratello del giudice assassinato.</p>
<p>La folla si è poi commossa quando sono stati ricordati i drammi delle stragi e le ingiustizie imbarazzanti dello Stato nei confronti di alcuni familiari di vittime della mafia. Uno Stato che “ha fatto pagare il trasporto della bara di Emanuele Aloi ai suoi genitori dovuti ricorrere ad un prestito, quella stessa istituzione &#8211; afferma Salvatore Borsellino &#8211; che paga il trasporto di prostitute sui voli di Stato”.</p>
<div class="xcode">La verità sugli arresti dei boss Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati è semplice. Le nostre forze di polizia e la nostra magistratura continuano a lavorare e a produrre risultati nonostante i tagli ai finanziamenti per la sicurezza per centinaia di milioni di euro. Ogni giorno in strada ci sono ragazzi e ragazze che lavorano per 10, 12 ore sapendo che nessuno pagherà loro gli straordinari o rimborserà la benzina. Disinformazione televisiva, unita alle menzogne di Berlusconi che si vanta di meriti che non ha.</div>

	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/eventi" title="Eventi" rel="tag">Eventi</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>Solidarietà a Google</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 20:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La Procura di Milano ha chiesto la condanna di quattro dirigenti &#8216;Google&#8217; per non aver vigilato sulla pubblicazione di un filmato nel 2006, dove alcuni compagni di classe maltrattavano, riprendendo con il cellulare, un ragazzo con la Sindrome di Down. Per tre dei quattro manager è stata chiesta la pena di reclusione di anni uno, per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="xcode">
<img class="alignleft" style="margin: 5px 15px;" title="google carcere" src="../wp-content/uploads/2009/11/googlecarcere.jpg" alt="google carcere" width="297" height="167" /></p>
<p>La Procura di Milano ha chiesto la <strong>condanna di quattro dirigenti &#8216;Google&#8217;</strong> per non aver vigilato sulla pubblicazione di un filmato nel 2006, dove alcuni compagni di classe maltrattavano, <strong>riprendendo con il cellulare</strong>, un ragazzo con la <strong>Sindrome di Down</strong>. Per tre dei quattro manager è stata chiesta la pena di reclusione di anni uno, per il quarto di mesi sei. Come se non bastasse, il <strong>Comune di Milano</strong>, ritenendosi parte offesa, <strong>ha chiesto 300 mila euro alla società</strong> per danni morali e materiali.</p>
<p>Rispetto le azioni della Magistratura, ma mi permetto, dapprima, di offrire <strong>la mia solidarietà ai quattro dirigenti</strong> e, poi, di dissentire sulla decisione, poiché mi appare frutto di una <strong>mancanza di conoscenza tecnica</strong> dei meccanismi che regolano il funzionamento e l&#8217;esistenza di <strong>Youtube</strong>.</p>
<p>E&#8217; chiaro che chiunque abbia pensato di fare una simile causa è stato tratto in inganno dal fatto che<strong> il legislatore non sappia cosa sia esattamente la Rete</strong> né, tanto meno Youtube, altrimenti non avrebbe emanato una<strong> legge che mette il bavaglio alla Rete</strong>.</p>
<p>Se Youtube avesse la possibilità di monitorare le migliaia di video pubblicati dagli utenti in un solo giorno, ed in tempo reale, se imponesse regole e vincoli stringenti in fase di pubblicazione, probabilmente<strong> chiuderebbe nel giro di un giorno</strong> e, con esso, sparirebbe il più importante canale di informazione libera ed indipendente esistente nel Web.</p>
<p>Inoltre, sulla vicenda specifica, aggiungo che, <strong>grazie a quel video, il malcapitato ragazzo, a cui va tutta la mia solidarietà, ha smesso di ricevere angherie quotidiane</strong> e, con lui, chissà quanti altri coetanei coinvolti in atti di bullismo. Questo per il semplice motivo che lo scalpore generato dall&#8217;episodio <strong>ha acceso ulteriormente i riflettori su questa tematica</strong> mettendo con le spalle al muro i responsabili di quel vergognoso atto.</p>
<p>Nessuno mi risulta abbia proposto per Google, proprietario di Youtube, <strong>un premio di 300 mila euro per aver parimenti consentito l&#8217;arresto del presunto killer di Napoli</strong>, il cui filmato dell&#8217;efferata esecuzione è stato diffuso tramite questo mezzo, attraverso centinaia di migliaia di visualizzazioni in poche ore.</p>
<p>Ritengo, pertanto, la persecuzione dei quattro manager l&#8217;<strong>ennesimo attacco alla Rete</strong>, rea di aver introdotto una rivoluzione sociale ed epocale che l&#8217;Italia, ingabbiata nelle sue leggi a favore di un<strong> crescente divario tecnologico rispetto agli altri Paesi</strong>, non ha ancora compreso.</p>
<p>Chiudo annunciando che l&#8217;Italia dei Valori sta lavorando ad un <strong>disegno di legge</strong> che mira alla diffusione del <strong>Wi-Max gratuito</strong> in tutti i grandi centri abitati, a partire dalle Provincie. Tale disegno di legge prevederà importanti sgravi fiscali e agevolazioni per tutte quelle attività imprenditoriali che, attraverso l&#8217;utilizzo di Internet, riescano a trasferire benefici tangibili nella vendita di beni e servizi ai consumatori e alla comunità. In tale disegno di legge sarà previsto l&#8217;<strong>accesso gratuito ai costi di connessione per studenti e famiglie con basse soglie di reddito</strong>.</p>
<p>Internet non è più un accessorio per la vita di un cittadino, ma <strong>un diritto </strong>di cui è ora che lo Stato si faccia garante.</p>
<p>Antonio Di Pietro,<br />
presidente di Italia dei Valori</p>
<p>fonte: <a href="http://www.antoniodipietro.com/2009/11/solidarieta_a_google.html">http://www.antoniodipietro.com/2009/11/solidarieta_a_google.html</a>
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	<br /><p>Tags: <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/editoriali" title="Editoriali" rel="tag">Editoriali</a>, <a href="http://politica.fabioandreapetrini.it/category/politica" title="Politica" rel="tag">Politica</a></p>
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		<title>L&#8217;incubo dell&#8217;indipendenza</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 01:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Andrea Petrini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giudice Maesiano ha condannato il 3 ottobre 2009 la Fininvest a risarcire Cir con 750 milioni di euro in sede civile per aver comprato nel 1991 la sentenza d&#8217;appello sul Lodo Mondadori. In particolare, nelle 140 pagine di motivazioni, il giudice ha scritto che Silvio Berlusconi è «corresponsabile della vicenda corruttiva». Non è di certo una sentenza che fa scoop, Berlusconi è abituato a pagare anche cose che non si possono comprare. Ma le reazioni del &#8220;gruppo che fa capo al presidente del consiglio&#8221; non si sono fatte attendere. Marina Berlusconi ha definito la sentenza «uno scandalo giuridico» per dar manforte al successivo clamoroso annuncio di <strong>papi</strong>: «presto ne sentirete delle belle sul conto del giudice Maesiano», ed il linciaggio mediatico è iniziato. Giovedì 15 ottobre, Mattino 5 ha trasmesso un video del giudice in attesa del barbiere, parlando di atteggiamenti «stravaganti». Non si era mai visto che un programma televisivo, iniziasse a pedinare un giudice per poi filmarlo nei suoi spostamenti privati. Il 16 ottobre «Il Giornale» di Berlusconi ha pubblicato un articolo in cui Maesiano in una cena al ristorante lodava Prodi e auspicava la cacciata del Cavaliere, <strong>come se fosse uno scandalo manifestare il proprio pensiero durante i pasti</strong>. La vicenda ha dell&#8217;incredibile. Non tanto perché vengono schierate le truppe televisive con un editto del &#8220;corruttore&#8221; al fine di sottoporre a linciaggio mediatico chi fa il proprio mestiere. Non è la prima volta vedere che Mediaset viene utilizzata per bombardare i giudici. <strong>Spaventa invece l&#8217;insistente diffusione di un principio malato: se hai un credo politico non puoi svolgere in modo imparziale il tuo lavoro</strong>. Silvio Berlusconi e i suoi uomini, vivono in un paese dove le persone per principio non possono agire nella propria autonomia e non possono svolgere onestamente la propria attività lavorativa. Se un giudice ha un orientamento politico di sinistra viene dato per scontato che lavorerà per utilizzare i suoi poteri contro il &#8220;Premier&#8221;. Ma non lo si deve dimostrare, è un assioma. E se un giudice invece fosse di destra? E&#8217; imparziale? Secondo questa logica no, ma è realistico un mondo in cui una persona che entra in magistratura si dovrebbe spogliare del proprio credo politico? Esistono persone capaci di non avere una propria idea e un proprio pensiero? E se esistessero, sarebbero dei buoni giudici? In realtà <strong>il vero incubo di Berlusconi è proprio quello di essere processato da un giudice imparziale di destra</strong>, che non potrebbe essere accusato di &#8220;lotta politica&#8221; ma al massimo di essersi venduto, perché lui giustamente non è l&#8217;unico a comprare. E anche un intellettuale e giornalista che la storia può definire &#8220;uomo di destra&#8221; come Indro Montanelli, divenne per Berlusconi un &#8220;ingrato&#8221;. Non per le critiche che gli rivolgeva ma per non essersi seduto alla tavola del padrone. L&#8217;indipendenza, anche se di destra, non &#8220;paga&#8221;.</p>
<p><em><strong>Fabio Andrea Petrini</strong></em></p>

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