Sembra proprio assurdo che nel consiglio provinciale di Perugia, invece di discutere i temi che interessano la vita di tutti i giorni dei cittadini, vengano proposti e addirittura approvati ordini del giorno su argomenti già ampiamente trattati nelle sedi deputate. E’ arrivata anche la volta del crocifisso nelle scuole, ovviamente per affermare che “questa volontà di toglierlo, è irrispettosa della nostra cultura” (Guasticchi, presidente della provincia). L’ordine del giorno proposto da un esponente dell’opposizione (Sorcini del PDL) e votato quasi all’unanimità, è l’ennesima iniziativa mediatica svolta contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che si era pronunciata sulla rimozione dei crocifissi dalle scuole Italiane. E’ ovviamente superfluo in questa nota esprimere un parere sulla bontà di tale sentenza, sarebbe spostare nuovamente l’attenzione sul vero problema: i costi e l’inefficienza della vecchia politica. Ci siamo mai chiesti quanto tempo e denaro ci costano i vari enti e le loro iniziative tra dibattiti e manifestazioni, spesso nemmeno pertinenti al loro “ruolo”? In base ad un rapporto Eurispes nel solo 2006, le province italiane, utilizzano 13 miliardi di euro dei nostri soldi (il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa). 62.778 tra dirigenti e impiegati non poche volte utilizzati per verbalizzare e produrre atti che riguardano decisioni già prese in altre sedi, finanziamenti a manifestazioni per associazioni “amiche” (nel senso elettorale…), decisioni per finanziare o meno progetti già realizzati da altri enti. Invece dentro i piccoli comuni come Cannara, l’ente più vicino (almeno in termini di distanza e accessibilità) ai cittadini, vuoi per scelte sbagliate fatte nel passato, vuoi per vincoli stringenti nell’assunzione di personale, mancano sempre le risorse umane. Sarebbe ora che i politici importanti (di destra e di sinistra) cominciassero ad attuare le promesse che ogni volta fanno nelle campagne elettorali: chiudere le province e gli altri enti inutili! Ma se lo facessero, come farebbero poi a gestire i “capi bastone” dei propri partiti, titolari di questi strumenti di consenso personale?
Cannara, 16 Maggio 2010
Fabio Andrea Petrini
Tags: Editoriali, Politica


maggio 17th, 2010 at 19:20
Sono completamente d’accordo con te frosty questa volta… le province rappresentano solamente una ridondanza ed un aumento inutile della burocrazia